Ho recentemente recuperato, tra gli archivi della memoria… no diciamo che ho semplicemente ritrovato, l’unica copia in mio possesso della tesina che avevo scritto per l’esame di maturità al liceo. Era il 1995 (ormai sembra un secolo fa) e nella mia ambizione di letterato, scelsi come tema della tesina proprio quello della “poesia” nell’ambito di un periodo molto ben definito, quello della Seconda Guerra Mondiale. Vista la mole che allora avevo scritto (erano quasi 130 pagine) voglio riprendere alcuni concetti che avevo espresso, perché rileggendo quelle pagine, con occhi più maturi mi rendo conto dell’attualità di alcuni messaggi.
La tesina, fatta appunto quando a Nuoro frequentavo il liceo scientifico “E.Fermi” (ma facevo una classe sperimentale linguistica), abbracciava le 4 materie linguistiche che studiavo allora, Italiano, inglese, Francese e Tedesco. Mi ero però concentrato su Italia e Germania in particolare, anche dietro consigli del mio professore di Italiano, Giacomino Zirottu, perché chiaramente erano le due nazioni che forse più avevano sofferto non solo per la Guerra ma anche per il trauma culturale del totalitarismo nazi-fascista. Proverò quindi lentamente a ripercorrere quanto avevo scritto, con una serie di articoli (perdonatemi subito se non sarò costante nella riscrittura1 )
Introduzione
«… das Leid wird Lied »2
Karl Wolfskehl
Sang aus dem Exil
La storia del secolo scorso è rimasta pesantemente segnata da quei grandi avvenimenti luttuosi che sono stati le due Guerre Mondiali. Per questo motivo mi son posto la domanda se e come la Poesia sia stata toccata dalla guerra. I condizionamenti maggiori alla pratica poetica sono stati dettati sicuramente dai regimi nazionalsocialista in Germania e fascista in Italia, ed è per questo motivo che ho deciso di concentrare la mia ricerca su queste due due realtà politico-culturali, non tralasciando però un’analisi, quantomeno superficiale, della realtà europea in genere, ed in particolare della poesia francese grande protagonista degli anni immediatamente precedenti la Seconda Guerra Mondiale.
In tutti i paesi coinvolti nella guerra, assistiamo fin dal 1925 circa ad un a politicizzazione spinta della cultura e della poesia in particolare. Da più parti si richiede ai poeti di diventare engagèe, impegnati. Chiaramente ogni parte politica tendeva a richiamare verso di sé più poeti e letterati possibile, affinché dessero maggior risalto alla loro attività politica. Sfogliando la storia, ci si rende conto di una grandissima prevalenza della poesia impegnata di sinistra, anche perché la destra, nazionalista e conservatrice, non ha sviluppato nuovi stili di comunicazione fermandosi spesso alla ripetizione di classici canoni del passato, offrendo quindi pochi spunti per rimanere nella Memoria.
Discorso diverso meritano poi le correnti letterarie che rifiutarono, o tentarono di rifiutare, di prendere un impegno politico ben preciso, come ad esempio la corrente ermetica italiana. Montale ci dice ad esempio , in una sua intervista: «io non sono stato fascista e non ho cantato del fascismo; ma neppure ho scritto poesie in cui quella pseudo-rivoluzione apparisse osteggiata»3. Scelta questa confermata anche da altri poeti dell’Ermetismo, come Ungaretti, Luzi, Saba. Per questo motivo, all’indomani della Guerra, gli ermetici furono spesso accusati di connivenza con il fascismo. Più semplicemente essi tentarono di tenere separate le loro idee politiche dalla loro poesia, limitandosi, magari, a lasciare una sorta di ambiguità dietro alcuni cenni che potevano apparire di tipo politico, come la epigrafe di Augusta D’Aubigny al volumetto Finisterre di Montale, apposta sopra la poesia La bufera:
Les princens n’ont point d’yeux pour voir ces grand’s merveilles,
Leurs mains ne servent plus qu’à nous persécuter… ((Eugenio Montale, Finisterre, oggi in Tutte le Poesie, Mondadori, 1984))
Certo, qualcuno ha continuato a rinfacciare loro che sarebbero dovuti essere più impegnati, ma la questione dell’engagement letterario, come sappiamo, non avrà mai fine, e si riproporrà ancora, ad esempio, negli anni a cavallo tra il 1965 ed il 1974.
Vediamo ora alcuni dettagli dello sviluppo nelle principali letterature europee, partendo da quelle non approfondite nella parte antologica.
Gli Articoli
Ecco l’elenco degli articoli che vanno a comporre questa sezione.
- La Poesia durante la Seconda Guerra Mondiale
- La Poesia Francese durante la Seconda Guerra Mondiale
- La Poesia Italiana durante la Seconda Guerra Mondiale: l'Ermetismo
- Guido Ceronetti e la Guerra
- Gesualdo Bufalino e la Guerra (parte prima)
- Gesualdo Bufalino e la Guerra (parte seconda)
- Ignazio Buttitta e la Guerra
- Rodolfo DiBiasio e la Guerra
- Ugo Fasolo
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- parlo di riscrittura perché chiaramente i mezzi informatici di allora erano stati per me limitati, ed avevo quindi scritto il testo “a macchina” che per quanto elettronica, non era dotata di una memoria estraibile tale da permettermi di mantenere una copia del testo. [↩]
- Il Dolore divenne Canto, Poesia. [↩]
- cfr. Eugenio Montale, Sulla Poesia, Mondadori, Milano, 1976 [↩]


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